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DURC: dal 1 luglio la nuova procedura per il rilascio online

31/05/2015

Spiega il Ministero che grazie alla nuova procedura, che sarà operativa a partire dal prossimo 1° luglio, basterà un semplice clic per ottenere, in tempo reale, una certificazione di regolarità contributiva che, peraltro, avrà una validità di 120 giorni e potrà essere utilizzata per ogni finalità richiesta dalla legge (erogazione di sovvenzioni, contributi ecc., nell'ambito delle procedure di appalto e nei lavori privati dell'edilizia, rilascio attestazione SOA) senza bisogno di richiederne ogni volta una nuova. Sarà inoltre possibile utilizzare un DURC ancora valido, sebbene richiesto da altri soggetti, scaricabile liberamente da internet.
All'attività comune degli enti coinvolti ha fatto seguito un periodo di sperimentazione del nuovo sistema informatico. Al fine di garantirne la massima affidabilità, i test proseguiranno sino alla entrata in vigore del decreto che regolamenta il DURC on-line, la cui pubblicazione è prevista per i primi giorni di giugno.
Il Ministero indica i vantaggi della nuova procedura: da luglio le imprese potranno accedere all'archivio degli Istituti e delle Casse edili per ottenere un DURC in formato .pdf in tempo reale da stampare in azienda. Qualora siano riscontrate carenze contributive, entro 72 ore verranno comunicate all'interessato le cause dell'irregolarità e saranno poi sufficienti pochissimi giorni per regolarizzare la propria posizione ed ottenere il certificato.


Un nuovo aggiornamento per PSC

21/05/2015

E' stata pubblicata lo scorso 18 maggio la nuova versione 6.0.9 della suite Progetto Sicurezza Cantieri.
Queste le principali novità:
• possibilità di esportare il GANTT in formato CSV utilizzabile in MS Project, Excel ecc.
• possibilità di gestire la stampa del cronoprogramma e delle interferenze fra le fasi, permettendo all'utente di scegliere se effettuare o meno la stampa di alcuni elementi.
Con l'occasione di questo aggiornamento sono stati effettuati anche miglioramenti nella generazione dei documenti. Inoltre è stato aggiunto un controllo sui collegamenti circolari nel diagramma di GANTT.


Bonifiche amianto: chiarimenti sull'iscrizione all'Albo Gestori

05/05/2015

Il Comitato nazionale gestori con Circolare n. 306 del 21 aprile 2015 chiarisce sulle attività di bonifica dei siti (categoria 9) e di beni contenenti amianto alla luce del DM 120/2014 che ha rideterminato, elevandoli, gli importi dei lavori di bonifica cantierabili. In base a tali importi sono basate le classi d'iscrizione nelle categorie 9 e 10 dell'Albo Nazionale Gestori.

Il Comitato nazionale, considerando che i requisiti previsti per l'iscrizione nelle suddette categorie, e relative classi, non sono al momento mutati, ha ritenuto di chiarire che le imprese iscritte ai sensi del D.M. 406/98 possono essere considerate iscritte nelle corrispondenti classi previste dal D.M. 120/2014.
Inoltre, aggiunge che per l'iscrizione in cat. 10 continua ad applicarsi il D.M. 5 febbraio 2004 in materia di garanzie finanziarie; resta pertanto immutata anche la garanzia di euro 15.000,00 (quindicimila) prevista per l'iscrizione in classe E relativamente a lavori di bonifica cantierabili fino ad euro 25.000,00 (venticinquemila).


DURC: in materia appalti non è competente il giudice amministrativo

21/04/2015

Il Consiglio di Stato, sez. IV, con sentenza n. 1321 del 12 marzo 2015, ha rigettato il ricorso di una società che si era aggiudicata una gara d'appalto, e che, col fine di comprovare i requisiti richiesti dal bando di gara, aveva chiesto ad una società ausiliaria di produrre un DURC regolare.
Successivamente veniva riscontrata dalla stazione appaltante, un'irregolarità contributiva dell'impresa ausiliaria, e pertanto veniva revocata l'aggiudicazione della gara alla società aggiudicataria.
Quest'ultima ricorreva al Consiglio di Stato senza veder accogliere le proprie pretese, in quanto l'adunanza ha deciso di accogliere la decisione assunta dal Tar della Campania, sostenendo che "il rapporto sostanziale di cui il DURC è mera attestazione, si consuma interamente in ambito privatistico, per cui il sindacato sullo stesso esula dall'ambito della giurisdizione, ancorché esclusiva, di cui è titolare il giudice amministrativo in materia di appalti".

Il fatto
Una società che aveva partecipato ad una gara per l'aggiudicazione del servizio di igiene urbana sul territorio comunale di Santa Maria Capua Vetere, ha presentato un appello al Consiglio di Stato, contro il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per la riforma della sentenza del Tar Campania che le aveva revocato l'aggiudicazione della gara e aveva disposto delle sanzioni.
La vicenda trae origine dal momento in cui il Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per la Campania e il Molise, con funzioni di stazione unica appaltante di Caserta, indiceva una procedura aperta di affidamento del servizio di igiene urbana ai sensi dell'art.55 del D.Lgs. n.163/06 per un periodo di anni cinque nel territorio del Comune di Santa Maria Capua Vetere.
La società aggiudicataria indicava a sua volta un'impresa ausiliaria, col fine di comprovare i requisiti richiesti dal bando di gara, che dichiarava di aver ottenuto un DURC regolare e che successivamente si vedeva recapitare dall'Inps l'esito irregolare.
Pertanto, in sede di successiva verifica, la stazione appaltante riscontrava l'esistenza di un'irregolarità contributiva dell'impresa ausiliaria, comunicando, ex art.7 della legge n.241/90, l'avvio del procedimento di revoca dell'aggiudicazione provvisoria alla società.
Inoltre, disponeva con decreto, ai sensi dell'art.38, comma 1 lett. i) e comma 3, del decreto legislativo n.163/06,la revoca, in via di autotutela, dell'aggiudicazione provvisoria del servizio di igiene urbana sul territorio comunale di Santa Maria Capua Vetere; oltre a procedere, ai sensi dell'art. 49, comma 3, e art. 75, comma, 6 del D.Lgs n.163/06, all'escussione della cauzione provvisoria presentata in sede di gara dalla società con garanzia fideiussoria.
La stazione appaltante inviava la segnalazione all'Autorità di Vigilanza sui contratti Pubblici, ai sensi dell'art. 38, comma 1 ter, del codice degli appalti, nonché la trasmissione alla competente Procura della Repubblica per quanto connesso e conseguente alla supposta mendace dichiarazione resa dal titolare e legale rappresentante della impresa ausiliaria; e, chiedeva di dichiarare deserta la procedura per l'affidamento del servizio, in quanto la società aggiudicataria, era l'unico operatore economico rimasto in gara.

Secondo il Consiglio di Stato
Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della società aggiudicataria perché ritenuto non fondato.
Uno dei motivi della decisione è legato alla ritenuta erronea valutazione del T.A.R., da parte della società aggiudicataria, sulla carenza di giurisdizione nel sindacato sull'esattezza del DURC emesso dall'INPS.
Secondo la Corte, il Tar ha giustamente espresso il principio di diritto, per cui "costituiscono causa di esclusione dalle gare di appalto le gravi violazioni alle norme in materia previdenziale e assistenziale" (ai sensi e per gli effetti dell'art. 38, comma 1, lett. i), d.lgs. n. 163 del 2006, anche nel testo vigente anteriormente al d.l. n. 70 del 2011); e prosegue nell'affermare che "la nozione di violazione grave non è rimessa alla valutazione caso per caso della stazione appaltante, ma si desume dalla disciplina previdenziale, e in particolare dalla disciplina del documento unico di regolarità contributiva; ne consegue che la verifica della regolarità contributiva delle imprese partecipanti a procedure di gara per l'aggiudicazione di appalti con la pubblica amministrazione è demandata agli istituti di previdenza, le cui certificazioni (d.u.r.c.) si impongono alle stazioni appaltanti, che non possono sindacarne il contenuto".
L'adunanza ha condiviso anche l'assunto del T.A.R. sulla carenza di giurisdizione in tema di valutazione del DURC quando ha affermato che "gli eventuali errori contenuti in detto documento, involgendo posizioni di diritto soggettivo afferenti al sottostante rapporto contributivo, potranno essere corretti dal giudice ordinario, o all'esito di proposizione di querela di falso, o a seguito di ordinaria controversia in materia di previdenza e di assistenza obbligatoria".
La Corte ha concluso per ritenere che il rapporto sostanziale di cui il DURC è mera attestazione si consuma interamente in ambito privatistico, per cui il sindacato sullo stesso esula dall'ambito della giurisdizione, ancorché esclusiva, di cui è titolare il giudice amministrativo in materia di appalti (da ultimo, Consiglio di Stato, sez. V, 17 maggio 2013 n. 2682).
La società aggiudicataria ha, infine, lamentato l'errata interpretazione degli artt. 38, 48 e 75 del codice degli appalti in relazione alla escussione della cauzione provvisoria e alla segnalazione del fatto all'autorità di vigilanza.
La Corte ha evidenziato la carenza dell'argomento proposto per il fatto che la cauzione provvisoria può essere incamerata per le ipotesi di mancata sottoscrizione del contratto, in forza dall'art. 75, comma 6, d.lgs. n. 163 del 2006, per fatto dell'affidatario, ovvero per qualunque ostacolo alla stipulazione a lui riconducibile, dunque anche per il difetto di requisiti generali di cui all'art. 38 citato.
Pertanto, la segnalazione all'Autorità poteva essere fatta non solo nel caso di riscontrato difetto dei requisiti di ordine speciale in sede di controllo a campione, ma anche in caso di accertamento negativo sul possesso dei requisiti di ordine generale.
Il Consiglio di Stato ha così interamente respinto l'appello della società che si era aggiudicata il servizio di igiene urbana.


L'impresa appaltatrice non è responsabile per il POS non trasmesso

16/04/2015

La Corte di Cassazione Penale, con sentenza n. 5172 del 4 febbraio 2015, ha accolto il ricorso del legale rappresentante di una società, condannato penalmente per non aver trasmesso il Piano Operativo della Sicurezza (POS), delle imprese affidatarie delle opere in regime di subappalto, all' ingegnere che doveva svolgere le mansioni di coordinatore per l'esecuzione dei lavori.

Il fatto

Il Tribunale di Roma ha condannato, in primo e secondo grado, il legale rappresentante di una società appaltatrice di alcuni lavori, ai sensi dell'art. 97, comma 3, lett. b) del D.Lgs. 81/2008, per non aver trasmesso al coordinatore per la sicurezza, in fase di esecuzione dei lavori, il POS (Piano Operativo della Sicurezza) della società subappaltante al coordinatore per l'esecuzione dei lavori.
Il legale rappresentante ha, pertanto, presentato il ricorso in Cassazione sostenendo che la sua condotta non potesse essere sanzionata a livello penale.

Il parere della Corte

La Corte ha ritenuto fondate le ragioni del legale rappresentante della società, tanto da annullare la sentenza impugnata, effettuando un attento esame degli articoli 97 e 101 c. 3, del D.Lgs. 81/2008 posti alla base della contestazione.
Pur apparendo molto simili, secondo i giudici di legittimità, i due articoli impongono diversi obblighi.
L'art. 101, c. 3, impone al datore di lavoro dell'impresa affidataria un obbligo di natura meramente tecnica in materia antinfortunistica, che è quello di verificare la congruenza dei piani operativi, prima di inviarli al coordinatore per la sicurezza. L'art. 97, c. 3, riguarda, invece, l'adempimento di tipo meramente materiale che è, appunto, la trasmissione del POS al coordinatore per l'esecuzione, che invece mira a far svolgere al professionista la propria attività.
I giudici di Cassazione hanno convenuto nell'affermare che ci si trovi in presenza di una "palese irragionevolezza sanzionatoria" nel momento in cui viene punita una semplice trasmissione documentale, concludendo così per ritenere che il rappresentante della società fosse stato responsabile esclusivamente in via amministrativa, per la violazione dell'art. 101, c. 3 del D. Lgs. 81/2008.


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