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Interpello n.7/2016: imprese affidatarie e verifica della formazione

23/05/2016

Il Ministero del Lavoro ha pubblicato sei nuovi interpelli in materia di sicurezza sul lavoro: molti i temi, dall'amianto agli agenti chimici, la sorveglianza sanitaria, obblighi formativi, riposi per i lavoratori, e applicazione del D.Lgs. n.81/2008 agli studi infermieristici.
Di seguito riportiamo il quesito n.7 che è stato posto dalla Federazione Sindacale Italiana dei Tecnici e Coordinatori della Sicurezza in materia di formazione del datore di lavoro, dei dirigenti e dei preposti dell'impresa affidataria ai sensi dell'art. 97 comma 1 del Testo Unico di Sicurezza.

Il Quesito
Federcoordinatori chiede di sapere in che modo il committente ovvero il responsabile dei lavori "possono assicurare che il datore di lavoro dell'impresa affidataria abbia provveduto a formare adeguatamente: il datore di lavoro, i dirigenti e i preposti per lo svolgimento delle attività di cui all'art. 97 del d.lgs. n. 81/2008".

Secondo la Commissione Interpelli
Il legislatore non ha stabilito il livello di formazione minima degli addetti all'attuazione del citato art. 97. Pertanto, il committente o il responsabile dei lavori, acquisendo attraverso la verifica dell'idoneità tecnico professionale delle imprese (allegato XVII d.lgs. n. 81/2008) "il nominativo del soggetto o i nominativi dei soggetti della propria impresa, con le specifiche mansioni, incaricati per l'assolvimento dei compiti di cui all'articolo 97", dovrà verificarne l'avvenuta specifica formazione con le modalità che riterrà più opportune, anche attraverso la richiesta di eventuali attestati di formazione o mediante autocertificazione del datore di lavoro dell'impresa affidataria.


Nuovo Codice Appalti: in Gazzetta il Decreto Legislativo n.50/2016

02/05/2016

È stato pubblicato in Gazzetta con il Decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, il Nuovo Codice Appalti che dà attuazione alle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. Il decreto è vigente a partire dal 19 aprile.


Infortunio in cantiere di terzi e responsabilità del datore di lavoro

15/04/2016

Nella sentenza della Cassazione n. 48269 del 4 dicembre 2015 la Corte ha sentenziato, in un caso di infortunio in cantiere, che la presenza di un soggetto passivo estraneo all'ambiente di lavoro, nel luogo e nel momento dell'infortunio, deve rivestire carattere di anormalità, atipicità ed eccezionalità per interrompere il nesso eziologico tra l'evento e la condotta del datore, che non ha adottato mezzi idonei per impedirne l'accesso.

Il Fatto
Nel caso prospettato dalla sentenza n.48269/2015, una donna era deceduta, a seguito di disidratazione all'interno di un cantiere, che si trova vicino all'ospedale dove era ricoverata e dal quale si era allontanata. Il cantiere era privo di recinzione adeguata e, a causa di alcune buche, presumibilmente, la signora era caduta, provocandosi lesioni non mortali, ma non riuscendo ad alzarsi né a chiamare aiuto era poi deceduta.

Secondo la Cassazione
Il giudice di primo grado aveva pronunciato sentenza di non luogo a procedere, in favore dei responsabili del cantiere, per insussistenza del nesso causale fra la violazioni della norma antinfortunistica (art. 109 del D.Lgs. n. 81/08, che impone una recinzione adeguata per impedire l'accesso al cantiere da parte di estranei) e il decesso.
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto dal pubblico ministero, con rinvio per un nuovo esame, tenendo conto che il primo elemento causale (della morte) è pur sempre costituto dall'accesso della donna nel cantiere, zona che avrebbe dovuto essere interdetta agli estranei, mentre il cantiere non era adeguatamente recintato. Se poi risulterà che l'evento era concretamente prevedibile, gli imputati potranno evitare una condanna soltanto se risulterà provato quanto enunciato nella massima.


Anomalia macchine, infortunio e responsabilità; non vale la tenuità del fatto

30/03/2016

Nella sentenza n.47002/2015 del 26 novembre scorso, il giudice di merito ha condannato il titolare di un'azienda, per il reato di lesioni colpose aggravato dalla violazione delle norme prevenzionistiche, in danno di un dipendente. Il lavoratore aveva notato un'anomalia nell'impianto, che aveva cercato di risolvere per riavviare la macchina, procurandosi le lesioni.
La Corte ha rigettato tutte le censure del ricorrente, ritenendo l'evento prevedibile, in quanto:
1) l'anomalia era conosciuta;
2) si sapeva che gli stessi operatori potevano ovviare direttamente al malfunzionamento, trattandosi di operazione semplice, senza chiamare il servizio di manutenzione;
3) sarebbe stato necessario installare un dispositivo di interblocco che escludesse l'avvio accidentale dell'organo ruotante quando il cancello della linea risultava aperto per l'intervento dell'operatore umano.
Nella motivazione con la quale la Corte rigetta anche la richiesta del ricorrente di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.), i giudici hanno poi ricordato che quando il bene protetto dalle norme è la salute e l'integrità fisica dei lavoratori, l'istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto non è neppure astrattamente applicabile per difetto di uno dei suoi presupposti applicativi; la norma richiede l'eseguita nel pericolo, mentre nel caso di specie il pericolo, esaminato in una prospettiva ex ante, non era per nulla tale.
L'imputato, benché a conoscenza del problema del funzionamento dell'aspo, non ha ovviato ad esso rendendo sicuro l'impianto, come pur avrebbe dovuto.


Cantieri: infortuni e abnormità del comportamento del lavoratore

02/03/2016

Nella sentenza della Cassazione penale del 2 dicembre 2015, n. 47742, la Corte ha ricordato il principio per cui, in materia di infortuni sul lavoro, e in tema di causalità tra la violazione e l'evento-morte o lesioni del lavoratore, la colpa del lavoratore che sia eventualmente concorrente con la violazione della normativa antinfortunistica addebitata ai soggetti tenuti a farne osservare le disposizioni, non esime questi ultimi dalle proprie responsabilità.
Infatti, l'esistenza del rapporto di causalità tra la violazione e l'evento-morte o lesioni del lavoratore che ne sia conseguito può essere esclusa unicamente nei casi in cui sia provato che il comportamento del lavoratore fu abnorme, e che proprio questa abnormità abbia dato causa all'evento.
Nel caso di specie, si afferma la responsabilità di un amministratore unico e responsabile tecnico di una s.r.l., ritenuto responsabile di aver cagionato delle lesioni gravi ad un dipendente della società, avendo omesso colposamente di adottare le misure necessarie per garantire il corretto utilizzo delle attrezzature, presso un cantiere di lavoro, nonostante si affermasse che il comportamento messo in atto dal lavoratore fosse a sua volta imprudente.

Il fatto
La Corte d'Appello di Brescia ha confermato la sentenza del Tribunale di Brescia che aveva condannato un amministratore unico e responsabile tecnico di una ditta esercente attività di installazione, ampliamento, trasformazione e manutenzione di impianti di produzione, trasporto, distribuzione ed utilizzazione dell'energia elettrica, per aver cagionato ad un lavoratore., dipendente della società, lesioni personali gravi dalle quali era derivata una malattia della durata di sessantaquattro giorni. La colpa era stata registrata rispetto alla negligenza, imprudenza, imperizia ed inosservanza delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro; in particolare, in relazione all'attività di stesura dei cavi elettrici all'interno di una canalina metallica eseguita presso il cantiere il responsabile avrebbe omesso di prendere le misure necessarie affinchè le attrezzature di lavoro fossero utilizzate correttamente. In particolare, non aveva disposto e preteso che gli operatori stazionassero sul piano in quota del trabattello impiegato per portarsi in quota durante le operazioni di stesura di cavi elettrici, durante gli spostamenti di tale attrezzatura da una postazione ad un'altra, visto il rischio di ribaltamento connesso a tale operazione, effettivamente verificatosi.

Secondo la Cassazione
La Cassazione ritiene il ricorso dell'amministratore contro la sentenza del Tribunale, infondato, la Corte ricorda infatti che il sistema prevenzionistico mira a tutelare il lavoratore anche in ordine ad incidenti che possano derivare da sua negligenza, imprudenza ed imperizia, per cui il datore di lavoro, destinatario delle norme antinfortunistiche, è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento imprudente del lavoratore sia stato posto in essere da quest'ultimo del tutto autonomamente e in un ambito estraneo alle mansioni affidategli - e, pertanto, al di fuori di ogni prevedibilità per il datore di lavoro - o rientri nelle mansioni che gli sono proprie ma sia consistito in qualcosa di radicalmente, ontologicamente, lontano dalle ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nella esecuzione del lavoro, rimarcando come in questo caso, non fosse emersa alcuna estraneità del comportamento del lavoratore rispetto alle mansioni di fatto esercitate.


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